mercoledì 10 luglio 2013

Gli indifferenti


M'è sempre piaciuto pensare che il Papa Cattolico avesse carisma sufficiente, in quanto capo della chiesa che conta più fedeli sul pianeta, per impedire o fermare un conflitto tra uomini. Ma, nella storia, gran sacerdoti, papi, pope, rabbini e loro religioni non hanno mai fermato una guerra, spesso le hanno fatte scatenare e le scatenano, nel migliore dei casi vedute e vedono scorrere dai colonnati dei loro templi. Un semplice uomo, fermamente convinto della filosofia della “non violenza”, impedì una rivoluzione anticolonialistica porgendo, lui sì, mille guance agli schiaffi degli oppressori del suo popolo (Mahatma Gandhi) e non era un religioso.
Questo Papa, Francesco, si sta “sporcando” le mani con la miseria, con la diversità, con l'altruismo, cercando di riallacciare il senso dell'antica parola e la vita moderna che l'ha dimenticata. Senza codazzi di porporati o duchi è andato a lavare i piedi dei migranti, a celebrare la morte di quelli scomparsi nel tentativo.
Ci ha chiamato indifferenti che per un cristiano è peccato esiziale, più che matricida, la negazione stessa dell'assunto contenuto nel Vangelo. E i destinatari di quella parola, che la praticano, plaudono alla sferzata, annuiscono e, credo, pensino già che anche questo passerà.
E le puntualizzazioni, da parte degli atei devoti, quelli che portano il santino nel portafogli, che hanno una foto del Papa in salotto o nello studio, che si sono sbracciati nella “difesa della intangibilità della vita”, della famiglia tradizionale, nella denuncia della deriva morale, che non sono praticanti ma fedelissimi al culto che è commedia, mera pratica labiale, hanno già detto che gli interessi dello Stato (credo intendano il nostro), sono altri e diversi dalla carità cristiana.

1 commento:

  1. La tua versatilità di autore, lascia spazio ad articoli davvero interessanti, che è un piacere leggere...
    Grazie, Bruno, saluti dal mare, silvia

    RispondiElimina