Hanno piantato croci
dov'erano vigne e ulivi
su quel terreno grande
vista mare.
Ci han messo mano in tanti
gente insigne ritenuta ammodo
che c'ha piantato alberi d'acciaio
una selva di camini giganteschi
che mandano vapori roventi fino al
cielo
per condurci gente a lavorare.
Da lì si spargono miasmi
su ogni cosa
i fumi le polveri rosse
vanno dalle finestre dai balconi
a consumare i fiati
dentro casa.
Bagnare le zolle di sudore
era cosa dura, ogni speranza
alla stagione appesa, poi
col giorno fatto più breve
la mercede si fece sicura
prese a scorrere una vita
più facile e agghindata:
qualcuno poi s'accorge
che non dura.
un bellissimo e intenso contributo al problema Ilva e alla gente che muore e morirà per quei veleni, questo ti fa onore e grande poeta, senza retorica hai scritto un pezzo degno di te...abbracci
RispondiEliminaUn colosso d'acciaio che non è riuscito a risollevare le sorti lavorative d'una regione, che ora risulta anche fortemente inquinata dai fumi di scarico dell'azienda...
RispondiEliminaUna bella poesia che rispecchia, elegantemente, realtà del mondo d'oggi....
Buona settimana, Bruno e un saluto, silvia