Riecco Alibabà,
alla testa dei quaranta, ritornano veloci laddove l'han cacciati.
Gli accoliti satolli pur
nelle vecchie smerdate palandraneescono a spinta dalla incancrenita discarica nazionale
dove il denaro dei gonzi veniva rovesciato
a pro della porcilaia istituzionale orizzontale
hanno ripreso coraggio e più cipiglio
tutti speravamo fossero spacciati.
I cosacchi e lor fratelli, per tutta la nazione rifanno caroselli
minacciano riforme, hanno nuove ricette:
il vecchio minestrone, il gioco del tressette.
I cavalli non vogliono più bere l'acqua delle fontane lì vicine
s'erano abituati allo spumante con quelle sfiziose bollicine.
Sono nati cavolfiori in ogni contrada e nel contado
il nome sopra o sotto il simbolo di casa, quattro teorie abbozzate
tutti con l'appellativo di civico stampato
un nastrino tricolore a stringere il pacchetto di cazzate.
Il papa chiude bottega e se ne va in pensione
voleva fare molto, ma non è riuscito a tirare lo sciacquone.
C'erano tutti alla festa, alla cuccagna, poi sono mancati i piatti da portata
i bicchieri per la champagnata, le posate, le tovaglie e la tavola pur se sparecchiata.
Si son fottuto tutto e ora, belli belli, si ripresentano a quest'ora, con le posate in resta
a chiedere il permesso di ricominciar la festa.
Un quadro di particolare intensità, ed espressività, che ben dipinge la situazione recente del nostro "stivale" in politica, davvero preoccupante nel suo stantìo riportare a galla quelle "mele marce" che riaffiorano a tutta forza da una palude che non riesce ad inghiottirle....
RispondiEliminaSempre un notevole scrivere, compimenti, un caro saluto,silvia