venerdì 27 aprile 2012

Viverci, in questo mare




Non è per barche fragili, il mare
meno che mai l'inverno
con tempeste di vento giorno e sera
e si gonfia, si scatena in onde
che sfidano, in forze, la scogliera.
Ed è tutta una vita, il mondo intero
difficile e vario, come il pensiero:
gorghi e bonacce, ugualmente infidi
e non saranno vele o vapori
che, soli, porteranno altrove;
man salda, pur tremante il cuore
fanno passar le colonne, come prove.
È per scafi robusti, di quercia
che li scalfisce appena il fulmine e
il gelo fa più dura la fibra, con l'età.
Ogni traversata lascia una scia
lo segnerà nel fondo più d'una raspa
che pialla asperità e nodi liscia
sperando abbia in sé quello che basta.
Ignoto mastro d'ascia sceglie il legno
per il battello che vuol costruire
e stringe le assi con del buon chiodame
sarà un vascello per quel cabotaggio
ma può la ventura, non star nel suo fasciame.
Al meglio, affronterà tutti i marosi
prendendoli di bolina, mai di prua
e farà i viaggi che capiteranno
scricchiolando quando sarà greve
solcandoli d'impeto quando è lieve
o starà all'ormeggio, all'ancora, senza affanno.
Se varato non c'è più al mondo che fare
naufragare o viverci, in questo mare.




1 commento:

  1. Nelle difficoltà della vita bisognerebbe muoversi con intelligenza, anche se a volte è difficile difendersi dalle bufere che si abbattono su di noi, in modo inequivocabile...
    Poetare molto apprezzato

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