Quel tempo mi vedeva
alzato di fresco la mattina
prendere di petto il giorno
imbacuccato e caldo d'orzo e latte
scendere le scale a quattro a quattro
scompigliare il sonno delle gatte.
E nell'aria umida e strizza
che accarezzava i muri, sentire
spandersi piano il suono della vita
che riprendeva lena, in tempi duri.
Sempre di corsa
a inforcar la vecchia bicicletta
ebbro della forza ch'è nella giovinezza
con cento motti astrusi, incerte pedalate
mimavo finte cadute per mamme spaventate.
Arrivavo trafelato ai mestieri di bottega
di poco peso sì, continui senza travaglio
c'era aria domestica, chiacchiere di niente
e il tempo, correva via senza bavaglio.
La pausa poi, incoronava la giornata
a me che comandato alla panetteria
incrociavo quegli occhi di badessa
con l'abbondanza che aveva di forme
divenne del lesto mio eros, principessa.
Mi porgeva le rosette con tal grazia
che trasmetteva il suo odore sin nel pane
caldo profumato insieme promettente
che mordendolo subito senza affondare i denti
lo assaporavo e provavo immaginosamente
l'ignoto gusto delle sue pudende.
Indimenticabili emozioni della gioventù, che scalpita in tutte le sue manifestazioni, trasmettendo quell'incivincibile forza della vita...
RispondiEliminaPoesia molto bella