sabato 11 febbraio 2012

Una volta

Tenevo una rosa dentro un sogno
nel giardino dei miei desideri
incastonata tra colonne bianche
dai petali di rugiada profumati
ad aspettare il tempo e un sospiro
del mio volo impaziente al suo rifugio.
La neve ha gelato quel miraggio
non mi giunge a dovere il suono
che il vento del desio l'annunci
e volo intorno sempre più bramoso
come un'ape di provvista ansiosa
s'affretta sul finire del meriggio.

giovedì 9 febbraio 2012

Depressurizzazione



D'essere vivo ormai
m'ha preso sonno
che lento passa il giorno
e non lo sento
quel brivido che cerco
ed ogni tanto
appendo i miei pensieri
allo sgomento
che debba andar così
chissà per quanto.

domenica 5 febbraio 2012

Il mare scrive

Il mare scrive da sempre sugli scogli
tutte le parole violente che conosce
la costa si disegna si incide apposta
per raccontare il male che patisce.
Non ci fu né ci sarà guerra, mai
il limine dalla natura è stabilito
si prendono si fanno spazio all'infinito
dove l'uno avanza l'altro recede, ormai.
Son la purezza e non ci sarà condono
in quel marasma che si chiama vita
dove la colpa non s'è mai annidata
lo spazio è un senso, il tempo non ha casa.
Vaga la terra nell'universo in tondo
portando seco ciò che nasce e muore
senza curarsi di chi ha intelletto e spera
senza chiedersi se c'era o se non c'era.

Depressurizzazione

D'essere vivo ormai
m'ha preso sonno
che lento passa il giorno
e non lo sento
quel brivido che cerco
ed ogni tanto
appendo i miei pensieri
allo sgomento
che debba andar così
chissà per quanto.

Malinconico Drogo


Avrei voluto immolarmi
nel mio fortilizio di Bastiano
nel delirio di un sogno di gloria
impossibile da realizzare.
Non mi toccò una meta come quella
il deserto, piuttosto, nella mente
disperse la mia speme
nel viver mesto del giorno
incatenato alla mia pena.
Soltanto la speranza mi resta
di un volo, uno solo, altissimo
provare quanto coraggio ho di osare
quanto il rischio che sarà affrontato
se reggerà il cuore acceso e, poi
accettare serenamente il ruolo
che nella vita mi è stato destinato.

Una vita da garzone


Quel tempo mi vedeva
alzato di fresco la mattina
prendere di petto il giorno
imbacuccato e caldo d'orzo e latte
scendere le scale a quattro a quattro
scompigliare il sonno delle gatte.
E nell'aria umida e strizza
che accarezzava i muri, sentire
spandersi piano il suono della vita
che riprendeva lena, in tempi duri.
Sempre di corsa
a inforcar la vecchia bicicletta
ebbro della forza ch'è nella giovinezza
con cento motti astrusi, incerte pedalate
mimavo finte cadute per mamme spaventate.
Arrivavo trafelato ai mestieri di bottega
di poco peso sì, continui senza travaglio
c'era aria domestica, chiacchiere di niente
e il tempo, correva via senza bavaglio.
La pausa poi, incoronava la giornata
a me che comandato alla panetteria
incrociavo quegli occhi di badessa
con l'abbondanza che aveva di forme
divenne del lesto mio eros, principessa.
Mi porgeva le rosette con tal grazia
che trasmetteva il suo odore sin nel pane
caldo profumato insieme promettente
che mordendolo subito senza affondare i denti
lo assaporavo e provavo immaginosamente
l'ignoto gusto delle sue pudende.

mercoledì 1 febbraio 2012

Inverno di campagna

Si son messe le colline
il pastrano dell'inverno
festuche intirizzite sbucano
tra l'erba secca dei poggi
come a cercare il calor del sole.
Hanno chiome striminzite
i sempreverdi delle forre
e le querce braccia nude
alla tramontana.
In ore calde bruca il capriolo
il merlo lucente col suo becco giallo
becchetta tra le foglie morte della siepe
la sua femmina, modesta, aspetta e tace.
S'aggira impettito il fagiano maschio
tra i filari addormentati e stanchi
presenzia coscienzioso il suo areale
di passo, senza più stancare l'ale.
Mandano rumori ovattati
le macchine che rovistano i terreni
o li solcano lasciando scie di semi
righe regolari su riquadri incise
a sue tempo mostreranno file precise.
E verrà candida su tutto la coltre
ad addolcire profili picchi e forme
custodirà per giorni immobili germogli
inzupperà di vita tutte le zolle.
È quella più mesta delle stagioni
che un tempo induceva le riunioni
per disquisire di quelle appena andate
pronosticare il meglio da venire
stipulare contratti e poi sperare
nei mitici raccolti dell'annate passate.